John Donne: Il sogno
***Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttaviatu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.Tu così vera che pensarti bastaper fare veri i sogni e storia le favole.Entra tra queste braccia. Se ti sembròpiù giusto per me non sognare tutto il sogno,ora viviamo il resto.Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poiché tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quel amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.
(traduzione di Cristina Campo)
*** Il dipinto, "Glorificazione", è di Salvatore Fiume

Lorenzo Calogero, "Come i Dittici"
Quando da l'albatro strano ad una lucida
scintilla dei crepuscoli eri un'idea
non più vicina, non più t'ascolto.
Una fuga di uccelli eri chiara nel folto,
dí alberi una china, un esiguo
fiorito stormo di occhi nel volto.
Fievole una gioia lentamente inclina
al fiore del limone e pigramente
a una favola.
So. Non altro eri tu chiamata
che una corolla negli orti del tempo
nel tempo del tuo riposo. La fuggevole
aria abbraccia sul labbro tuo mutevole
lo spazio che non ebbe mai un colore
o lo distingue da esso o è lontano
da te o è curioso.
Guardi
la serena essenza senza fine
o è rotta la voce cupa del tuo tempo,
a sommo rivolta, esatta,
ratta veloce nel senso del tuo sonno.
Tacita una salsedine si risveglia
o esala una marea. Declina
una notte mite fredda
lucida e la tramontana poi.
Se le monotone cose vuoi
la morte come una sera negli occhi
ti è sorella carnosa e vicina.
Altri tempi
non puoi implorare.
Come in dittici
antichi autentici disgiunge
la tua gioia il calore
dell'ultima brina.
(Il dipinto è del pittore abruzzese L. Antognetti)
(***)
OCTAVIO PAZ, "Il quadro è un corpo"
Con uno straccio e un coltello
contro l'idea fissa
contro il toro della paura
contro la tela contro il vuoto
lo zampillo
fiamma azzurra del cobalto
ambra bruciata
verdi appena usciti dal mare
indaci riflessivi
Con uno straccio e un coltello
senza pennelli
con l'insonnia la rabbia il sole
contro il volto bianco del mondo
lo zampillo
ondulazione serpentina
acquatica vibrazione dello spazio
il triangolo l'arcano
la freccia conficcata nell'altare nero
gli alfabeti collerici
la goccia d'inchiostro di sangue di miele
Con uno straccio e un coltello
lo zampillo
il rosso messicano scatta
e diventa nero
il rosso d'India scatta
e diventa nero
le labbra anneriscono
nero di Kalì
il giallo e le sue belve arse
l'ocra e i suoi tamburi sotteranei
il corpo verde della selva nera
il corpo azzurro di Kalì
il sesso della Guadalupe
Con uno straccio e un coltello
contro il triangolo
scoppia l'occhio
zampillo di segni
avanza l'ondulazione serpentina
marea di imminenti apparizioni
Il quadro è un corpo
avvolto dal suo enigma nudo.
(***) Il dipinto, "Eloquenza dei corpi", è di Carlo Adelio Galimberti
***
VITTORIO BODINI, da "Foglie di tabacco"
- Tu non conosci il Sud, le case di calce
- da cui uscivamo al sole come numeri
- dalla faccia d'un dado.
- 4.
- Quando tornai al mio paese nel Sud,
- dove ogni cosa, ogni attimo del passato
- somiglia a quei terribili polsi dei morti
- che ogni volta rispuntano dalle zolle
- e stancano le pale eternamente implacati,
- compresi allora perché ti dovevo perdere:
- qui s'era fatto il mio volto, lontano da te,
- e il tuo, in altri paesi a cui non posso pensare.
- Quando tornai al mio paese nel Sud
- Io mi sentivo morire.
-
- 8.
- Una funesta mano con languore dai tetti
- visita i forni spenti, le stalle in cui si desta
- una lanterna o voce impolverata.
- Come da un astro prossimo a morire
- S'ode un canto dai campi di tabacco.
- Sulle soglie, in ascolto, le antiche donne sedute
- - o macchie che la luna ripercuote nell'aria -
- socchiudono pupille d'una astratta durezza
- dai palmi delle mani, aperte pietre sui grembi.
*** il dipinto "Askos" è di Sciacca
JOSE' HIERRO: Vorrei non odiare questa sera, da Alégria, 1947)
***
Vorrei non odiare questa sera,
non portare sulla mia fronte la nube oscura.
Questa sera vorrei avere occhi più chiari
per posarli sereni nella lontananza.
Dev'essere bellissimo poter dire:
"Credo nelle cose che esistono e in altre
che probabilmente non esistono,
in tutte le cose che possono salvarmi,
anche ignorando il loro nome;
conosco la frutta dorata che dona l'allegria."
Vorrei non odiare questa sera,
sentirmi leggero, essere fiume che canta,
essere vento che muove la spiga.
Guardo a ponente. S'abbuiano i lunghi percorsi
che vanno nella notte,
che donano la loro stanchezza alla notte, che entrano
nella notte a sognare nella sua grande menzogna.
(traduzione Alessio Brandolini)
*** il dipinto "Goya e la duchessa d'Alba" è di Salvatore Fiume
Miguel Angel Asturias "Mulata de Tal"
***
Se oggi fosse domenica non staresti con me,
ma dall'altra parte della città, nel fiume
opposto a dipingere le tue merci nell'aria per venderle,
i tuoi unguenti piangenti come catene,
i tuoi limoni aromatici nella misura dei tuoi seni,
i tuoi fiori d'anice e le tue lunghe veglie di vaniglia...
Ah, tu stai nella mia mano e nella mia ferita!
Sei qui ora perché non è domenica,
perché devi difendere gli alberi che tremano
vicino a te, mentre avanzano le asce e i fuochi
del mio cuore iracondo, contro di loro
che son rotti dal vento che nudo li flagella.
Ah, tu che stai nella mia mano e nella mia ferita!...
Felice perché dici che sei bianca,
che hai i piedi porosi
come le pietre che non affondano nell'acqua,
che hai gli occhi abissali
e le mani col calore della cava,
dove, quando gli uomini se ne vanno,
l'aria si rinchiude a piangere,
e gli omeri addormentati sotto gli anelli,
e la testa coperta di riccioli di seta
nera, capelli di sogno e di lutto,
e la parola, ciò che più vale in te, la parola
per salvare dalla morte - ascia, fuoco, vento tempestoso -
gli alberi, gli alberi, gli alberi....
il dipinto "South" è di Clemente
***
Roberto Carifi, da "Europa"
La luce, di notte, contiene il tuo povero scialle,
le fragili guance colpite,
domando di te alla penombra
risponde un cammino baciato di sangue.
Chi mai ti depone nel palmo del più devastato,
chi mai ti abbandona allo sguardo
del primo esiliato?
Domando di te al muto animale,
nell’occhio gli gronda l’estrema stagione,
risponde un uccello di neve
e si scioglie in un brivido il canto.
Chi mai ti racconta di me,
chi mai ti rammenta il mio nome
nel regno dei non più nominati?
*** Il dipinto, "Love dream" è di Richard Franklin
***
GARCIA LORCA , "Casida della mano impossibile"
Yo no quiero
que una mano, una mano herìda,
si es posible.
Yo no quiero màs que una mano, aunque pase
mil noches sin lecho.
Serìa un pàlido lirio de cal, serìa paloma
ammarada a mi corazòn,
serìa el guardian que en la noche de mi trànsito
prohibiera en absoluto la entrada a la luna.
Yo no quiero mas que esa mano para la sàbana
blanca de mi agonìa.
Yo no quiero màs que esa mano
para tener un ala de mi muerte.
Lo demàs todo pasa.
Rubor sin nombre ya, atro perpetuo.
Lo demàs es lo otro
viene triste mientras las hoyas huyen
en bandadas.
Non voglio che una mano,
una mano ferita, se è possibile.
Non voglio che una mano,
pur con cento notti senza letto.
Sarebbe un pallido giglio di calce,
sarebbe una colomba legata al mio cuore
sarebbe il guardiano che nella notte del mio transito
negherebbe l'entrata alla luna.
Non voglio altro che questa mano
per il lenzuolo bianco dell'agonia
Non voglio che questa mano
per tenere un'ala delle mia fine.
Tutto il resto passa.
Rossore senza nome ormai, astro perpetuo.
Il resto è l'altro: vento triste,
mentre le foglie fuggono a sciami.
(traduzione di Carlo Bo)
*** il dipinto "Midsummer Dreams" è di Rafal Olbinski

Jack Kerouac - Blues
Parte delle stelle mattutine
La luna e la posta
L'insaziabile X, il dolore delirante,
- la luna Sittle La
Pottle, teh, teh, teh, -
I poeti in vecchie stanze gufose
che scrivono curvi parole
sanno che le parole furono inventate
perché il nulla era nulla
Usando le parole, usate le parole,
le X e gli spazi vuoti
E la pagina bianca dell'Imperatore
E l'ultimo dei Tori
Prima che la primavera si metta in moto
Sono una montagna di nulla
di cui volenti o nolenti disponiamo
Così di notte contratteremo
nel mercato delle parole.
### il dipinto "Douceur" e di Veronique Vedon
Ghiorgos Seferis "Scirocco" da "Leggenda"
°°°
"Le Sirocco naît dans le désert du Sahara, traverse tout le bassin méditerranéen, et continu son chemin vers la France. Parfois dans un dernier soubresaut, il prolonge l’impétuosité de ses fiévreux élans jusqu’en Angleterre. L’une des premières« grandes terres » qu’il rencontre dans son voyage est la Sicile." (Cedrìc Putaggio)
Finestre grandi. Tavoli grandi da tanti mesi e che gettiamoStella dell'alba, quando abbassavi gli occhisopra la piaga, più liete dell'acqua frescaTenevi la nostra vita nella tua palma.se di notte ci fermiamo davanti a un muro biancoe nuovamente questo vento affilaCiascuno di noi scrive le stesse coseguardando per suo conto lo stesso mondoChi toglierà questa tristezza dal nostro cuore?pesa di nuovo il cielo coperto. I nostri pensieriammucchiati al portone di casa nostra e inutiliTra questi borghi decimaticoi monti davanti a noi che ti nascondono
°°° il dipinto "Scirocco" è di Beppe Aveni
Carlos Vitale "PREGUNTABAS"
***
Domandavi che cos'era il nostro
quello che a nessuno
dovevamo.
Ed io
dicevo il dolore
solamente il dolore
Come un vecchio dolore
tace ed aspetta
La morte è un sogno
che mi sogna
Chi dirà
ciò che taceranno le mie parole
ciò che non dirà la mia voce
ciò che non è nominato.
*** il dipinto "San Pietro" è del Caravaggio
(***)
EDGARD LEE MASTERS , "Benjamin Fraser", Antologia Spoon River
I loro spiriti palpitavano sul mio,
come ali di mille farfalle.
Chiudevo gli occhi e sentivo i loro spiriti vibrare.
Chiudevo gli occhi, ma sapevo quando le loro ciglia,
piegato lo sguardo, frangiavano le gote,
e quando volgevano il capo;
e quando gli abiti li avvolgevano stretti,
o ricadevano in squisiti drappeggi.
I loro spiriti fissavano la mia estasi
con ampi sguardi d'indifferenza stellare.
I loro spiriti contemplavano la mia tortura;
la bevevano come fonte di vita;
le guance arrossate, gli occhi lucenti
la nascente fiamma della mia anima indorava i loro spiriti,
come le ali d'una farfalla che guizzi d'improvviso nel sole.
E invocavano da me vita, vita, vita.
Ma tenendo per me stesso tutta la vita,
afferrando e schiacciando le loro anime,
come un bimbo schiaccia l'uva e beve
dalle mani il succo purpureo,
giunsi a questo vuoto senz'ali,
dove non si conosce né rosso, né oro, né vino,
né il ritmo della vita.
(***) il dipinto, "Gioco lugubre", è di Salvador Dalì
***
Rubén Bonifazio Nuno : Amica che amo
Amica che amo: non invecchiare.
Si arresti il tempo senza toccarti;
non ti levi il manto
della perfetta gioventù. Immobile
presso il tuo corpo di ragazza dolce
resti, nel trovarti, il tempo.
Se la tua bellezza è stata
la chiave dell'amore, se la tua bellezza
con l'amore mi ha dato
la certezza della felicità,
la compagnia senza dolore, il volo,
serbati bella, giovane sempre.
Non voglio pensar nemmeno ciò che avrebbe
di solitudine il mio cuore bisognoso,
se la vecchiaia dannosa, nociva
appesantisse la sua mano sopra te,
e mordesse la tua pelle, togliesse solidità
ai tuoi denti, e facesse svanire
la musica che, quando ti muovi, crei.
Serbami sempre nella delizia
dei tuoi denti perfetti, dei tuoi occhi,
dei tuoi aromi,
delle braccia che mi mostri
quando, sola con me, sei rimasta
nuda tutta, in ombre,
senz'altra luce che la tua,
perché il tuo corpo illumina quando ami,
più tenera di quei piccoli fiori
con cui a volte ti adorno.
Serbami nella gioia di guardarti
andare e venire in ritmo, camminando
e, camminando, muovendoti aggraziata
come se tornassi dalla fonte
portando una brocca sulla spalla.
E quando mi farò vecchio,
e ingrasserò e rimarrò calvo, non t'impietosire
dei miei occhi gonfi, dei miei denti
posticci, dei peli bianchi che mi escano
dalle narici. Allontanami,
non ti impietosire, esiliami, te lo chiedo;
bella allora, giovane come ora,
non mi amare: ricordami
com'ero quando ti cantavo, quand'ero
la tua voce e il tuo scudo,
e tu eri sola, e ti servì la mia mano.
(traduzione di Carlo Coccioli e Tullio Ristori)
*** il disegno "Donna" è di Gustav Klimt

***
Prima che il vento fosse mare rovesciato
che la notte si aggiogasse al vestito di lutto
e che le stelle e la luna stabilissero sul cielo
l'albore dei loro corpi
Prima che eccesso di luce e che montagna
guardassero alzarsi le anime delle loro cuspidi;
prima che qualcosa stesse galleggiando sotto l'aria;
tempo prima del principio
Quando ancora non nasceva la speranza
né vagavano gli angeli nel loro fermo candore;
quando l'acqua non esisteva
nemmeno nella scienza di Dio;
Prima, prima, molto prima.
Quando ancora non c'erano fiori nei sentieri
perché i sentieri non c'erano né c'erano i fiori;
quando il cielo non era azzurro né rosse le formiche
già eravamo tu e io.(traduzione di Carlo Coccioli e Tullio Ristori)
*** il dipinto "Solitudine" è di Guido Gonzano
***
Leonardo Sinisgalli - "Nessuno più mi consola"
Nessuno più mi consola, madre mia.
Il tuo grido non arriva fino a me
neppure in sogno. Non arriva una piuma
del tuo nido su questa riva.
Le sere azzurre sei tu
che aspetti i muli sulla porta
e avvolgi le mani nei panni,
leggi nel fuoco le risse
che disperdono i tuoi figli
ai margini delle città?
Un abisso ci separa, una fiumana
che scorre tra argini alti di fumo.
Sono queste le tue stelle,
è il vento della terra
è la nostra speranza
questo cielo che accoglie le tue pene,
la tua volontà, la tua domanda di pace?
Tu vivi certa della tua virtù:
hai vestito i cadaveri variopinti
dei padri, hai trovato ogni notte
la chiave dei nostri sogni,
hai dato il grano per la memoria dei morti.
Noi aspettiamo il tuo segnale
sulla torre più alta.
Tu ci chiami. Sei tu
la fiamma bianca all’orizzonte?
Un’estate di lutti
ha rimosso nel ventre le antiche colpe,
ha cacciato i lupi sotto le mura dei paesi.
I cani latrano al sole di mezzogiorno,
la civetta chiede ostaggi per il lugubro inverno.
Tu ascolti, madre mia,
il pianto sconsolato delle Ombre
che non trovano requie
sotto le pietre battute
dal tonfo di fradici frutti.
*** Il dipinto "Interno-Esterno" è di Sandro Luporini
Cesare Pavese SOGNO, da "Poesie del disamore"
(***)
Ride ancora il tuo corpo all'acuta carezza
della mano o dell'aria, e ritrova nell'aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore del sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.
Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell'aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l'alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell'alba non torna?
Si sarebbe premuta al tuo corpo nell'aria
quella fresca carezza, nell'intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell'alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L'avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.
Dormivi leggera
sotto un'aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l'acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è più ritornata, dal nulla, quell'alba?
(***) Il dipinto, "Donna somala distesa" , è di Salvatore Fiume
***
Heleno de Oliveira, "Africa" da Oropa, Francia, Bahia
Ah se potessi camminare per savane
penetrare foreste scalare montagne
sentire il vento dei deserti
e rinascre ancora più negro
più negro del negro della negra negrissima
Africa
nella notte della tua storia
a dipingere il mondo dal fondo delle navi
quando il mare sa di grida
il cielo si svuota di dèi
Firenze fiorisce in fiorini
il Portogallo a la Spagna in festini
che solo la kenosis può spegnere
Vivo sotto i tuoi tranci
senza la corona delle città
della tua diaspora a memoria estinta
strapparono dal Brasile tuttele fogli
il numero delle lacrime, la vergogna
Solo la tua intelligenza
nascosta in fossi e terreiros ti salva
dimentica i biondi nazareni
sai la Trinità
e ancora aspetti nei riti
che scenda lo Spirito Santo
Inutile dire il tuo tambuto spazio del Nemico
è un grido ai Tre perché venga il Regno
povero come i Tre
unito come i Tre
negro come i Tre
.....................................
a dire la Trinità senza colore
senza nessun colore
tutta negra a svelare la tua saga
il tuo negro destino
quasi identico al Verbo
che annerito al calore dei Tre
ti bacia col bacio della sua bocca
copre l'infelicità
recide il singhiozzo della terra
Saravà!
*** Il dipinto "Fort" e di Veronique Vadon
***
MASSIMO LA SPINA Codice muto
ancora di nulla gocce in sequenza
tra le pieghe del senso addormentato
arrotolate in serie come foglie
di tabacco ancora da fumare
ancora da accendere e bruciare
cosa volevo dire? come lo volevo dire?
stentano le parole del giorno avanti
a levarsi faticano le ore
troppe le nubi basse a contrastare
un orizzonte soffiato via dagli occhi
impolverato d'astio e conclusioni
chi se la sente di spegnere quest'alba
e se fosse appena cominciata?
scarnificate affiorano domande
vengono alla luce dopo secoli
a covare gli occhi aperti ed il silenzio
la strada corre fuori dalle mani
e dal finestrino palmi aperti
saluti non più pieni di una volta
della vita altrui e di notti fragili
cosa stavi per dire? come lo volevi dire?
decodifica il tuo nome e la tua grazia
ciò che sei per me sta nei miei occhi
concentrati e increduli ogni volta
codici appena scorti e nudi
della vita nostra muti segni
*** il dipinto "Evelina" è di Antonio Bueno
Roberto Mussapi - "La polvere e il fuoco"
***
Dove la terra fu inutilmente arata
e i campi fumano ancora, e le ombre
lontane chiamano inascoltate dai passanti
o dove qualcuno si fermò per un istante e poi scomparve,
linea rovente, rasoterra del tempo,
traccia, impronta di vita che comunque fu,
in qualunque ora e in qualunque modo,
li guardano, e lo chiamano orizzonte,
da cui nasce il tempo, il viaggio, l'avventura
oltre la siepe, il meridiano, il magico
confine dell'atlante.
Li, ascoltami, cadde lo sguardo,
ma non fu a caso, nulla accade per nulla,
fu la tua voce, la voce che sale dalle sponde abitate,
questo è il nostro unico margine,
confine e fuoco,
questa è la direzione dello sguardo.
*** Il dipinto "Gli amanti pazienti" è di Salvator Dalì
FREDERIC PAGES: "Il signore dei misteri"

Il Signore dei misteri
Scozza le carte del gioco del mondo
E' la notte dei mutamenti
E' la notte delle cose incomprese
La notte del sangue bianco
La notte delle sorprese
La notte delle apparenze
La notte di chi non ha prese
E' la notte di sogni e risi
La notte dei santi padroni
Santo è chi ride
Come un bimbo ebbro
Sii vigile
Tua moglie, il tuo bene
Tutto vacilla, tutto fugge
Tutto passa, amico
Il Signore dei misteri
Scozza le carte del gioco del mondo
Ed è la notte mascherata
Degli spiriti burloni
La notte dei re strani
E dei veggenti ingannatori
Stuzzica la luna tua sorella
E il saggio sorride
Con i denti affilati
(Oh, come osa?)
Dai, abbi paura
Tutto trema, tutto gode
Il tuo spirito invano cerca
E il senso e la causa
Lo spirito è gracile
Tutto passa e si sottrae
Amico, tutto fugge
Il Signore dei misteri
Scozza le carte del gioco del mondo
Tutto si vende
E il re dei mendicanti
Sul trono d'immondizie
Organizza l'asta
E pronuncia la giustizia
Tutto è liquidato
Tutto si vende:
Il pudore ipocrita delle adolescenti
Il mistico tetano delle mogli insoddisfatte
La bottiglia massiccia della noia grigio-verde
Il languore dolciastro dei pomeriggi tiepidi
Una cappa vescovile al guardaroba del bordello
L'Amazzonia in fiamme nell'occhio del satellite
Il medico della Regina-Madre che muta sesso
Il sangue che ribolle degli assassini
L'istinto di morte che cerca il suo bene
I drammaturgi ansimanti nei corridoi della gloria
La meretrice letteraria alla greppia degli onori
Il Signore dei misteri
Scozza le carte del gioco del mondo
Ed è la notte recidiva
Che si sveglia bivalente
La notte recitata
Dubbiosa
Nel torbido presente
La notte un sogno raccontato
Sprofondato in quell'acqua
La notte che cade, tomba
Tutto passa
Soccombe
Ed è la notte che si allontana
Ballando tra le macerie
Cosa spunta ora
Sulla morte del vecchio mondo?
Cosa spunta ora
Sulla morte del vecchio mondo?
Qualcosa che passava, intravisto, nulla, là, fumaiola tra gli alberi
Che svanisce nell'alba fresca, leggera, liberata
***Il dipinto "Piazza sospesa" è di Lorenzo D'andrea